Rossi Loris
Ci sono incontri con l’arte che si esauriscono nello sguardo e altri che continuano a vivere dentro di noi, anche quando ci siamo allontanati dalle opere. La mia visita a Loris Rossi appartiene a questa seconda, rara dimensione.
Osservare i suoi lavori da vicino è stato come entrare in un luogo nel quale il tempo perde la propria misura e i ricordi acquistano una consistenza nuova, quasi tangibile.
Il colore della memoria è forse l’espressione che meglio racchiude ciò che ho percepito davanti alla sua pittura. Perché in queste tavole il colore non sembra appartenere soltanto alle cose, ma soprattutto a ciò che delle cose rimane dentro di noi.
Le architetture si rincorrono, si sovrappongono, sembrano custodire il silenzio di luoghi vissuti e poi affidati al ricordo. Le forme vegetali, i frutti, le geometrie e gli improvvisi bagliori cromatici costruiscono un universo nel quale nulla appare completamente immobile. Ogni elemento sembra conservare una storia che non viene raccontata fino in fondo, lasciando a chi osserva la libertà di riconoscervi qualcosa di proprio.
Mi ha particolarmente colpita la sua capacità di far convivere colori intensi e contrasti decisi senza sottrarre delicatezza all’insieme. I viola profondi, gli azzurri, i gialli luminosi e le improvvise accensioni di rosso non cercano semplicemente di catturare l’attenzione: sembrano dare voce a emozioni che, diversamente, rimarrebbero inesprimibili.
Ma ciò che considero più interessante nella pittura di Loris Rossi è il rapporto tra ciò che viene mostrato e ciò che viene soltanto suggerito. Le sue opere non impongono una lettura, non pretendono di essere comprese immediatamente. Chiedono piuttosto di essere attraversate con lo sguardo, concedendo al pensiero il tempo di perdersi e ritrovarsi.
Durante il nostro incontro ho avuto la sensazione che ogni superficie dipinta custodisse qualcosa di profondamente umano: la nostalgia senza tristezza, la bellezza delle cose imperfette, la persistenza di ciò che credevamo dimenticato.
Ed è proprio qui, a mio avviso, che risiede la qualità più autentica della sua ricerca artistica: riuscire a rendere visibile non tanto ciò che ricordiamo, quanto l’emozione che quel ricordo continua a provocarci.
Sono uscita da questo incontro con una convinzione: alcune opere si ammirano, altre si comprendono con il tempo. Quelle di Loris Rossi, invece, hanno la capacità più sottile di farci sentire parte di ciò che stiamo osservando.
Perché, in fondo, la memoria non conserva mai intatti i colori della realtà. Li modifica, li accende, li confonde e qualche volta li rende persino più belli.
Loris Rossi sembra aver trovato il modo di dipingere proprio quei colori che gli occhi non vedono più, ma che l’anima non ha mai dimenticato.
A.P. Dubai In Art